Analisi lessicologiche

Rispetto al Romanesco di metà Novecento, si nota una abnorme abbondanza di termini che iniziano con la s, e in particolare con la s “impura” (più di una su 4). Se non c'è stato un forte effetto di selezione delle parole immesse nell'elenco , potrebbe essere un utile indizio “estetico” o “stilistico”.

Le statistiche della prima lettera (ricavate dai dizionari di alcune lingue, NdR) sono completamente differenti dalle statistiche generali delle lettere: per queste ultime, in Italiano, le più probabili sono, nell'ordine, E, A, I, O, N, L, R, T, S.

Per calcolare quantitativamente la somiglianza per questo aspetto tra le lingue, calcoliamo la matrice di correlazione, che deriviamo da una tabella dove sono messi insieme i caratteri omofoni per le varie lingue (I e Y, U e W per l'Inglese, e così via).

Almeno da questa analisi, il Romanesco è abbastanza vicino all'Italiano, e tutte le correlazioni sono più o meno quello che ci si potrebbe aspettare. L'unica anomalia è la correlazione col Tedesco, la più alta che questa lingua ha con le altre (anche con l'Inglese che è dello stesso gruppo linguistico). Effetto dei Lanzichenecchi o dei numerosissimi visitatori di lingua tedesca?

Un altro aspetto interessante è il gran numero di lemmi che in modo diretto o figurato fanno riferimento al malmenare. In ordine alfabetico, guardando solo la lettera A, abbiamo Abbottà, Abbuscà, Acciaccà, Acconcià, Accoppà, Accroccà, Addobbà, Allungà, Ammaì, Ammazzà, Arifilà, Attrippà.

I romani sono violenti? No, ma il linguaggio lo è indubbiamente (o meglio, lo era).

Stranamente, con la ricchezza di termini usati per indicare l‟uso delle percosse, il Romanesco disdegna i termini italiani (picchiare, malmenare, bastonare,...), completamente estranei al dialetto: usati in una discussione avrebbero solo un effetto comico.



Questo lessico


È qui presentata una lista di parole ed espressioni che erano per lo più in uso a Roma 50 anni fa.
Ora parecchie di queste sono o quasi scomparse o di scarso utilizzo. La lista è basata sui miei ricordi e su quelli di alcuni amici. La mia esperienza diretta riguarda per lo più le borgate della
periferia.
Nella lista delle parole sono esclusi i lemmi molto vicini all‟italiano. In essa per ogni vocabolo è data una indicazione dell‟uso nel tempo (la divisione tra le varie classi è, ovviamente, un po‟ fuzzy).

Seguono una lista di espressioni idiomatiche e una di “insulti” e parolacce. Queste due sono molto parziali. All‟ultima lista ho fatto seguire due famose poesie di Giuseppe Gioacchino Belli, dove sono elencati i vari modi del Romanesco del tempo (ma ancora oggi ampiamente usati) per indicare gli organi sessuali.

Dei verbi è in genere dato l‟infinito, a volte è dato il participio passato, se è questa la forma verbale più usata, e a volte sono dati entrambi, se al participio passato ha un significato diverso che nelle altre forme verbali. Nel caso in cui la forma riflessiva è la più usata, si è data questa soltanto, se la forma riflessiva ha un significato diverso da quella normale, sono date entrambe.


Continua...

(liberamente tratto da un saggio di Sergio Frasca)