Il divenire del Romanesco

Nel 1870, quando Roma entrò a far parte del Regno d‟Italia, c‟erano circa 170000 abitanti; di questi probabilmente 150000 o poco meno parlavano il locale dialetto. Col diventare capitale del nuovo regno la città fronteggiò una forte immigrazione, continuata fino agli anni sessanta dello scorso secolo, che l‟ha portata agli attuali circa 3 milioni di abitanti, quasi 20 volte di più (a fronte di un incremento del resto dell‟Italia, nello stesso periodo, di circa un fattore 2). I nuovi abitanti venivano da tutta Italia, ma soprattutto dal Lazio e dal Sud.

Ci si potrebbe aspettare che il Romanesco, molto limitato in numero di parlanti e estensione territoriale, sotto l‟effetto di questa “invasione” rapidamente scomparisse. Invece, per la sua natura di lingua franca, fu facilmente adottato dai nuovi immigrati. Questo processo accentuò ulteriormente le caratteristiche di lingua franca, estromettendo parte del lessico. Si mise in atto così un processo di creazione “adattiva” di una lingua di facile diffusione tra i parlanti dei vari dialetti italiani.


Al contempo cambiava la città, sorgevano i quartieri suburbani e quindi le borgate, nelle prime delle quali (per esempio Quadraro, Tor Pignattara, Garbatella,…), oltre ai nuovi immigrati, andavano ad abitare gli abitanti sfrattati dalle zone di Roma ricostruite. Borgate che sono ora diventate grandissimi quartieri periferici.

In tempi recenti l‟esteso pendolarismo e l‟enorme sviluppo delle vie di comunicazione ha
notevolmente esteso il raggio della “comunicazione personale”. Nel Novecento si sono inoltre diffusi i mezzi di comunicazione di massa. La radio, il cinema, la televisione e infine internet, hanno cambiato il modo di sviluppo di lingue e dialetti.

Questi fatti stanno rapidamente “uccidendo” parecchi dialetti. L‟aspetto di “lingua franca” del Romanesco gli dà una chance di sopravvivenza in più. Inoltre il cinema (tra cui quello neo-realista e la commedia all‟italiana), grazie alla presenza di grandi interpreti come Sordi, Manfredi e Gassman, hanno diffuso il dialetto romanesco (almeno in una forma edulcorata), rendendolo “simpatico”.

Oggi una certa forma di parlata romanesca si va diffondendo tra i giovani di parecchie località del Lazio e non solo. Continua...

liberamente tratto da un saggio di Sergio Frasca