Privacy Policy L’asilo delle monache – Trattoria Romana
Centro storico

L’asilo delle monache

A tre anni fui mandato all’asilo delle monache. Penso che i miei volessero abituarmi alla scuola e a socializzare con altri bambini. Non so neanche perché poi dalle monache: i miei avevano una cattiva opinione dell’insegnamento cattolico. Probabilmente ero troppo piccolo per quello comunale, o c’erano problemi di orario (mia madre mi portava la mattina molto presto, prima di andare al lavoro, e mi venivano a riprendere il pomeriggio.

Avevo un grembiulino a quadretti bianchi e blu col colletto bianco e una borsetta di stoffa bianca con le lettere del mio nome ricamate, dove mia madre mi faceva mettere una merenda (in genere una banana), il tutto cucito da mia zia.

La scuola delle monache aveva tante classi, c’erano bambini da i tre e i dieci anni. Da noi veniva una monaca che ci leggeva qualche storia di tipo religioso e per il resto o facevamo un po’ di casino o ci faceva “dormire”, cioè dovevamo stare fermi con le braccia acciambellate sul banco, la testa china e gli occhi chiusi. Qualche volta ci portavano in giardino e ricordo che mi insegnarono a bere dalla fontanella.

C’era poi il pranzo, in piatti di stagno: delle sbobbette o delle minestre che non mi piacevano.

Il problema era il dopo pranzo, quando si faceva una lunga ricreazione nello stanzone centrale della scuola e chi aveva portato qualcosa da casa e aveva fame poteva mangiarla. Le monache allora scomparivano e non c’erano urla, schiamazzo o disastro che le facesse ricomparire. Chiudevano a chiave la porta che collegava la scuola al convento. Una volta guardai dal buco della serratura e vidi una monaca in camicione e senza il velo in testa. Poi seppi che avevo fatto peccato mortale.

Durante la ricreazione spesso c’erano cricche di bambini grandi che se la prendevano con noi piccoli e con me in particolare. Ci minacciavano e poi ci picchiavano. Mi ricordo che ci si mettevano in tanti, tutti addosso, e anche se la maggior parte non lo faceva con violenza, il risultato è immaginabile.

La banana poi spariva regolarmente.

Dopo un due o tre mesi di questa storia, mi sentivo male ogni volta che andavo all’asilo, mi veniva la febbre, e i miei si convinsero che era meglio interrompere.