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Slowfood 2011

Tra le fonti che hanno costruito la cucina romana tre sono le più evidenti: quella giudia, la più antica; quella testaccina, legata al mattatoio inaugurato nel 1890, e quella degli osti che iniziarono ad arrivare a Roma nel ventennio e diventarono schiera nel primo dopoguerra. Molti erano abruzzesi e innestarono felicemente il loro sapere nei sapori di Roma.Tra piazza Sallustio e via Piave apre nel 1947 la Trattoria Cadorna, da sempre gestita dalla famiglia Tudini. L’ambiente è curato e il servizio puntuale, la lista è vasta con i classici serviti in porzioni più che generose. Il grande antipasto misto vale quasi un pranzo, oppure si può scegliere una buona mozzarella o una burrata, gustare le polpettine, le alici marinate, le verdure, i fritti, le bruschette. I primi distendono il repertorio della tradizione: carbonara, amatriciana, gricia, cacio e pepe, arrabbiata, rigatoni col sugo di coda o con la pajatina d’agnello, a cui s’accostano gnocchi e tortelli da condire con ragù o pomodoro e basilico, alcune zuppe e altre proposte ben eseguite come le tagliatelle Cadorna. Poi spazio alle carni con le tagliate, lo scottadito, i saltimbocca, l’ossobuco, la coda, gli arrosticini, le salsicce, le braciole a cui accompagnare patate alla brace, carciofi, verdure all’agro o ripassate, puntarelle. Bella la scelta di proporre un misto povero alla brace di pesci di paranza; sempre sulla brace finiscono le alici spinate. Dolci di buona fattura, come il millefoglie espresso e le composizioni di frutta fresca.È possibile bere acqua di rubinetto; la carta dei vini permette di scegliere una buona bottiglia a prezzi corretti.

A me, me piace!