Privacy Policy Storia e Politica – Trattoria Romana
Fuori le mura

Storia e Politica

All’inizio degli anni 50 l’Italia era da poco uscita dalla guerra, e la guerra era ancora fortemente presente. C’erano ancora le rovine dei bombardamenti. In giro c’erano un altissimo numero di invalidi e mutilati. C’erano ancora le baracche (e le grotte) dove erano andati a vivere gli sfollati (parecchie sarebbero rimaste fino agli anni 70). Sugli edifici più “solidi” c’erano ancora le indicazioni dei rifugi anti-aerei (una “S” se il rifugio era sotterraneo, una “I” se il rifugio era interno). C’erano in giro ancora molti residuati bellici: il mio primo salvagente era un residuato bellico di tela gommata, con doppia camera d’aria, bellissimo; avevamo a casa una maschera anti-gas con cui giocavo ai marziani. Uno dei miei giocattoli preferiti era un moschetto 91 che era stato dei balilla, una vera arma da guerra resa inoperativa per la limatura del percussore, con tanto di baionetta: avevo imparato a smontarlo e a rimontarlo rapidamente.

Ma soprattutto la guerra era ben presente nei discorsi e le chiacchiere della gente9.

Anche se mio padre la guerra non l’aveva fatta (due fratelli al fronte, unico figlio rimasto di madre vedova e un problema ad un occhio), la mia famiglia aveva pagato un forte prezzo per la guerra: un fratello di mio padre fu disperso nella campagna di Russia (fino agli anni 60 rientravano dalla Russia prigionieri, ed ogni volta mio padre e le sorelle cercavano di sapere o anche andavano alla stazione per vedere se c’era “Ciccillo”); l’altro fratello di mio padre, il maggiore, fu fatto prigioniero dagli Inglesi ed internato in India, dove rimase ben dopo la fine della guerra; un cugino (che sarebbe poi diventato anche cognato) di mio padre, con cui eravamo molto legati, era stato fatto prigioniero dai tedeschi in Jugoslavia ed internato nei campi di Dachau, Buchenwald e Mathausen e, lui un robusto carabiniere, era arrivato a pesare 40 chili. Per non parlare di tutti gli altri, chi a nord, chi a sud, chi in Africa, chi nelle isole greche, chi sfollato nei paesi, tutti sotto i bombardamenti, con la tessera alimentare, la borsa nera, il coprifuoco, radio Londra,…

Quando qualcuno veniva in visita, si andava sempre a finire a parlare di guerra, e a noi piccoli ci dicevano quale orrore fosse e come eravamo fortunati a vivere in pace e speriamo che resti così. Ma a me non riuscivano a convincermi: mi sembrava così tanto più interessante la guerra, con tutti quei casini. Ricordo che quando scoppiò la crisi di Suez, nel 56, e si parlò di una possibile entrata in guerra anche dell’Italia accanto a Francia, Inghilterra e Israele, io ero tutto eccitato, ma non dovevo farmi sgamare dai miei che stavano neri.

Come della guerra, si parlava anche della resistenza, ma, sebbene Centocelle con la zona periferica di sud-est (Torpignattara, il Quadraro, il Quarticciolo) era stata uno dei maggiori centri della resistenza a Roma, ricordo di averne conosciuti pochi che avevano preso parte attiva.

La maggior parte delle azioni erano state di sabotaggio, classico l’uso dei chiodi a quattro punte per bloccare gli automezzi tedeschi. L’episodio più grave della repressione tedesca, di cui si parlava, era stata la deportazione di tutti gli uomini validi da parte dei tedeschi al Quadraro (un migliaio di persone, di cui tornarono circa la metà). Si diceva che i tedeschi l’avessero fatta come rappresaglia per l’uccisione di un paio di soldati tedeschi da parte del Gobbo.
La deportazione degli uomini “validi” dai 18 ai 60 anni dall’Italia alla Germania per lavori forzati (oltre 600mila persone, parecchi dei quali mai più tornati) è uno degli aspetti più gravi dell’occupazione tedesca e che più getta vergogna sulla Repubblica Sociale, che permise ciò ai suoi alleati10. Chissà perché se ne parla così poco.

Erano anche gli inizi della guerra fredda, che in Corea era anche calda (a proposito, allora andava molto un pane molto bianco e soffice, chiamato, chissà perché, coreano). Il livello dello scontro delle due super-potenze era molto inferiore a quello della fine degli anni 50 – inizio anni 60, quando gli Americani scoprirono che i Russi in quanto a tecnologia non erano a loro inferiori, e infatti i Russi lanciarono per primi i satelliti nello spazio (lo Sputnik nel 1957), le navicelle a fotografare la faccia nascosta della Luna (il Lunik 3 nel 1959), mandarono uomini nello spazio (Gagarin nel 1961) e facero esplodere enormi bombe termonucleari (una, la più grande mai costruita, da 100 Megaton, nel 1961).
Come ho detto, Stalin, finché visse (morì nel 1953), fu un grande mito. Anche dopo si continuava a dire “Adda venì baffone !”, almeno fino alla sanguinosa repressione della rivolta in Ungheria nel 1956. Ricordo i profughi ungheresi che vennero in Italia e cercavano di vendere la domenica mattina davanti alla chiesa le poche cose che erano riusciti a portarsi.

Il centro politico più attivo allora a Centocelle era la Casa del Popolo; aveva un giardinetto sul davanti dove d’estate c’era sempre qualcuno a chiacchierare. Organizzavano dibattiti e feste da ballo con la fisarmonica.

In concomitanza delle elezioni c’erano frequentatissimi comizi a piazza dei Mirti. Ricordo tanti uomini con cappelli di feltro scuri, l’oratore sopra un camion con gli altoparlanti spernacchianti, una “retorica” ora scomparsa.

Le campagne elettorali erano molto più sentite di ora. Non c’erano dibattiti televisivi e neanche radiofonici, ma si sopperiva a questo con i volantini, i manifesti e soprattutto i camioncini con altoparlanti che diffondevano musica e slogan. Tra i più coloriti ricordo uno del Movimento Sociale (l’antenato di AN), che faceva così:

Scudo Crociato, voto sprecato.
Falce e Martello, sprecato anche quello.
Per un voto che vale, Movimento Sociale.

Sebbene girassero parecchi slogan insulsi come questo e storie di compra-vendita di voti (famosa quella di quel candidato, un industriale calzaturiero, che regalava solo scarpe sinistre ai presumibili elettori, prima delle elezioni, riservandosi di dar loro l’altra scarpa se fosse stato eletto), la politica era molto ideologizzata: c’era un pesante scontro tra i Massimi Sistemi, tra “la Democrazia”, “il Socialismo”, “il Comunismo”, “la Monarchia” e il “Fascismo Sociale”.
Quest’ultimo era una revisione dell’ideologia fascista, come si era modificata, con venature anti-capitalistiche, nella Repubblica di Salò, ed era propugnata dal Movimento Sociale che aveva come simbolo la bara di Mussolini da cui si sprigionava una fiamma tricolore. A Centocelle (forse in tutta Roma) questo simbolo veniva chiamato “er pibbigas”, facendo riferimento alla società PB Gas, produttrice di bombole del gas.
La Chiesa, che era perseguitata nei regimi comunisti dell’est Europa, si spendeva molto in questa lotta politica: del resto il partito di maggioranza (assoluta fino al 53) era la Democrazia Cristiana, che aveva come simbolo lo scudo dei crociati, da opporre agli infedeli.
I due grandi partiti di sinistra, il socialista e il comunista, avevano nel simbolo entrambi la falce e il martello, simboli dell’unione dei lavoratori dei campi e di quelli dell’industria, ma nell’immaginario popolare anche simboli di armi di rivolta: basta ricordare due versi della canzone “Contessa” di Paolo Pietrangeli, del 1966,


Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce, impugnate il martello


con cui si chiamano alla rivolta i lavoratori. Nel simbolo dei socialisti, poi, c’era il sole sorgente, il sole dell’avvenire (denigrato dagli avversari, e qualche volta anche dagli alleati, come il sole al tramonto). Nel simbolo dei comunisti invece c’erano appaiate le bandiere italiana e sovietica[11].

Il momento più pesante politicamente fu in concomitanza della cosiddetta “Legge Truffa”: così era stata soprannominata dall’opposizione di sinistra la proposta di modifica favorevole alla maggioranza di governo della legge elettorale, poi approvata nel 1953 a ridosso delle elezioni e cancellata dopo la batosta elettorale che ne seguì. Lo scontro fu pesantissimo, ci furono manifestazioni di piazza anche a Centocelle. Ricordo un giorno che si sentirono colpi d’arma da fuoco e si disse che “si erano sparati”, ma non ricordo se era per la legge truffa. Ricordo che in quei giorni i miei non mi fecero uscire neanche per andare all’asilo.

Nel 54 poi ci fu il ritorno di Trieste in Italia (dal 47 era sotto l’amministrazione dell’ONU), con grande entusiasmo popolare.


9. Oltre alla guerra, c’era stata la grande (e ultima, per ora) eruzione del Vesuvio, nel marzo del 1944. Mia madre allora era ad Avellino, ad oltre 30 chilometri in linea d’aria dal Vesuvio, e mi raccontava che il cielo si era oscurato e non si poteva uscire per la cenere nell’aria. Nel 59 andammo nella soffitta della casa di Avellino (dove sono nato), che sarebbe dovuta essere demolita, per vedere se c’erano oggetti da recuperare. C’era su tutto uno strato di cenere di alcuni centimetri, da qualche parte indurito.


10. Penso che all’origine di questo fatto vergognoso ci fosse una aberrante visione razzista: gli italiani, inadatti alla guerra, andavano a lavorare nelle fabbriche di armi lasciate dagli ariani tedeschi che erano andati a combattere e quindi anche a “difendere” gli inetti italiani. Come potevano sostenere i governanti repubblichini questa visione ?


11. L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, URSS, fu costituita nel 1922, dopo la rivoluzione russa del 1917, e si dissolse nel 1991, dopo la “Glasnost” di Gorbaciov e il colpo di stato di Eltsin.