Privacy Policy Giochi dei romani – Trattoria Romana

Giochi dei romani

La passione per le scommesse, vecchia quanto il mondo, non è certo un’esclusiva nazionale. Ma tra dadi, corse di bighe, carte, lotto e poi totocalcio, ippica, Superenalotto e giù fino all’ultima trovata delle sale Bingo e all’importazione delle slot machines, gli italiani sono diventati, oltre che un popolo di santi, poeti e navigatori, anche un popolo di giocatori d’azzardo.

Già i latini sentivano il bisogno di dare illustri precedenti alla mania collettiva: progenitore di tutti gli scommettitori sarebbe stato il dio Mercurio, che giocando con la Luna le avrebbe vinto i cinque giorni da aggiungere agli altri trecentosessanta per completare l’anno. E’ anche risaputo che Nerone, per rimpinguare le casse dello stato, sfruttò la passione del gioco dei romani, indicendo le prime lotterie pubbliche con mille biglietti al giorno.

Più che di lotteria vera e propria, si trattava di una variante al gioco dei dadi, allora il più diffuso: i nomi dei premi erano incisi su alcuni dadi confusi con gli altri, che però non venivano normalmente “gettati” dal bossolo ma erano posti in un’urna e quindi estratti. Ed è proprio l’urna alle origini del moderno lotto, le cui radici storiche sono comunque incerte.

L’ipotesi più accreditata vuole il lotto nato a Genova all’inizio del XVI secolo come evoluzione di un’antica usanza: quella di scegliere due volte l’anno cinque membri del senato cittadino, estraendoli a sorte tra i nomi dei centoventi genovesi più in vista, “imbussolati” dentro un’urna detta “seminario”.

Gli scommettitori potevano puntare sull’estratto semplice (un solo nome), sull’ambo e sul terno. Il gioco del “Seminario” si diffuse presto in tutti gli stati della Penisola. La regola divenne indovinare i cinque numeri estratti tra l’1 e il 90. Nella Roma papale il gioco all’inizio non ebbe vita facile: fu a lungo bandito e nel 1728 Benedetto XIV arrivò a comminare galera, multe, pene corporali e perfino la scomunica ai trasgressori.

Il successore Clemente XII dapprima confermò la proibizione. Ma poi, visto che si continuava a scommettere clandestinamente ai banchi del lotto esteri, e considerati i lauti introiti che sarebbero invece derivati da una gestione statale, riammise il gioco portando le estrazioni da due o tre l’anno a diciotto. E così il 14 febbraio 1732 si tenne sul Campidoglio la prima estrazione ufficiale.

I numeri vincenti – nel caso i nostri ‘navigatori’ volessero tentare la sorte – furono 56,11, 54,18 e 6. Con il ricavo si finanziarono lavori pubblici e restauri di monumenti: non da oggi il buon grano viene spesso dalla crusca. Non solo: i soldi del lotto servivano anche a far sposare le “zitelle” povere.

Novanta nubili romane erano abbinate ai novanta numeri. E alle prime cinque estratte era garantita una cospicua dote al momento delle nozze: le cinque signorine, è il caso di dire, facevano un bel terno secco. Per arrivare al lotto come lo conosciamo, l’anno capitale è il 1871: fu allora, all’indomani dell’unificazione, che gli abbinamenti a fini benefici furono eliminati e si stabilì che le estrazioni avvenissero una volta la settimana, ogni sabato.