Privacy Policy Vittoriano, un monumento nato nel segno di Bacco – Trattoria Romana

Vittoriano, un monumento nato nel segno di Bacco

Era l’anno 1927 (ma l’opera era terminata già nel 1911) quando il monumento a Vittorio Emanuele II, innalzato per consacrare nel marmo e nel bronzo la figura del re unificatore d’Italia, e con lui l’intero Risorgimento, fu consegnato definitivamente ai romani.

Progettato da Giuseppe Sacconi, il Vittoriano è una massa gigantesca di calcare di botticino, un marmo bianchissimo che un po’ contrasta con il consueto travertino dei palazzi romani, assai meno abbagliante. Ci vollero tempi e mano d’opera da piramide egiziana per terminare l’Altare della Patria. E naturalmente fiorirono storie e aneddoti. Che però, grazie al senso del quotidiano e al rifiuto della retorica che da sempre caratterizzano i romani, hanno ben poco di grandioso.

E’ noto, ad esempio, che i marmorari romani, impegnati nella realizzazione di fregi e statue, si ritrovavano alle ore più diverse in via dei Cerchi, all’ombra dei sambuchi dell’osteria di “Peppino alla Moletta” (i sambuchi, a quei tempi, ornavano tutta l’area del Circo Massimo e le molte locande della zona). Il locale aveva indiscutibili pregi: un eccellente bianco dei Castelli, una magnifica vista sul Palatino e le belle figlie dell’oste. Si può immaginare che il richiamo più irresistibile per i marmorari non fosse il Palatino.

Erano gli stessi artigiani costruttori, del resto, a sostenere che il lavoro sarebbe venuto a regola d’arte solo dopo molti bicchieri e dopo aver ammirato le grazie delle giovani ostesse. La cosa divenne un problema: l’architetto Sacconi, che era anche il direttore dei lavori, era costretto a chiudere a chiave nella sua stanza Zi’ Checcariello, il migliore tra i suoi intagliatori, per evitare di vederselo comparire brillo prima ancora di impugnare gli strumenti dell’arte.

Ma Francesco Benni (questo il vero nome dell’intagliatore) non si perse d’animo: ad un’ora convenuta calava dalla finestra un cesto. Quando lo richiamava a sé, il cesto era pieno di fiaschi di Frascati grazie alla compiacenza dell’oste Peppino e delle figlie.

Non sempre, però, era vietato ubriacarsi. Anzi, alla fine dei lavori, quando la colossale statua equestre di Vittorio Emanuele II (i soli zoccoli del cavallo misurano oltre mezzo metro l’uno) fu collocata in cima alla gradinata, venne offerto a più di venti lavoranti un grande pranzo dentro la pancia del cavallo. E il vino, in quell’occasione, scorse liberamente a fiumi.