Roma sparita

Nel cuore di Roma
(disegno di Murray Dewhurst )

Nel cuore di Roma

Il rione Monti comprende una zona che da sola racconta la storia della città, qui si trovano i Fori Imperiali, il Laterano e piazza del Quirinale. Il nome deriva dai tre rilievi dei colli Laziale, Nuziale e Salutare. Intorno alle principali strutture archeologiche presenti si trova anche il rione dei 'monticiani' che un tempo non molto lontano affrontavano in una violenta 'sassaiola' a Campo Vaccino gli storici rivali trasteverini. Campo Vaccino era lo spiazzo del Foro Romano, dove c'era abbondanza di sassi e mattoni dei ruderi. I giovani dei due rioni si scontravano tirando sassi; i colpi andavano in genere a segno, e l'unico modo per evitarli era indossare il 'pietro' o il 'ferrajolo' (corpetti di cuoio o di ferro) o, durante l'estate, il farsetto. Sul campo rimanevano sempre feriti e contusi che potevano essere ricoverati al vicino ospedale della Consolazione; ma a sera, nelle osterie, davanti a una 'fojetta' di vino, la gazzarra era già mito e fiorivano i racconti delle bravate messe a segno dai bulli del rione. ~

Er primo rione de Roma
(disegno di Federico Gemma )

Er primo rione de Roma

Qui ne la Suburra c'èreno le mignotte, l'ostarie scadenti, er popolaccio più plebbeo. Ma c'era pure er fascino de 'na zona variegata. Oggidì la Suburra è compretamente modificata (a parte che nun ce so più li casini), ma armeno ne la qualità der magnà e beve è ita a mijorà. Da ndo arivate arivate incamminateve verzo via de San Martino ai Monti, e passo dòppo passo s'ariva a vedè 'na scalinatella, corta, corta... ner mezzo uno de li mille Nasoni che so sparzi pe tutta Roma. 'Na bevutella d'acqua fresca e semo entrati in via de l'Ibbernesi, si nun ce sete mai stati nun potete sapè che ce sarà de dietro a l'angolo; ce vonno pochi passi su sta via che nun cià manco 'n negozzio, m 'n bar. È la parte più lunga de sta via, percorennola s'avvicinamio a vedè quello che volevamo... er Foro d'Augusto, la Basilica Ulpia, er Foro de Traiano e se vede puro la parte più arta der Vittoriano... piazza der Grillo ch'evoca li scherzi d'un marchese più fantasia che reartà.
tratto da erdialettoderoma.bloggo.it~

L'Asino d'Oro
(stemma di Lucio Sforza )

L'Asino d'Oro

Il nuovo locale apriva nel cuore pulsante di Roma, nel rione Monti, in una delle viette più incantevoli per il passeggio, nel primo rione di Roma, quello storico che ormai, tutti lo sanno, da una decina di anni a questa parte è ritornato al suo splendore originale grazie a un mirato piano di recupero urbanistico e oggi offre uno dei più interessanti itinerari eno-gasgtronomici grazie a insegne storiche e prestigiose. Leggi di piú...~

A un tiro de schioppo...

  • Jenny

Jenny

Secondo voi, puo’ una non-romana, bergamasca per di piu’, aprire una trattoria in un quartiere cosi’ pololar-romanesco? Jenny lo ha fatto! E lo continua a fare in una maniera che definire splendida pare poco. Perche’ e’ innanzitutto una “del popolino”, semplice, garbata, pochi fronzoli... Leggi di piú...~

Un sorso di Roma
(disegno di Murray Dewhurst )

Un sorso di Roma

Tutti gli acquedotti passavano per l'Esquilino. Quello Claudio era il più imponente, con le sue 38 miglia di percorso; quello dell'acqua Giulia conserva i resti della 'mostra' a piazza Vittorio. Ma i più grandi e noti monumenti romani dell'Esquilino sono la Porta Maggiore e l'Anfiteatro Castrense a Santa Croce. Porta Maggiore nasce come fornice dell'acquedotto che convogliava le acque Marcia, Tepula e Giulia. Sua caratteristica esclusiva, il granito grezzo delle colonne, che ispirò al Brunelleschi le bugnature di Palazzo Pitti. ~

Alla guardia dei Cesari
(disegno di Murray Dewhurst )

Alla guardia dei Cesari

I "Castra Praetoria" erano le caserme dei pretoriani, la guardia personale dei Cesari. Sorgevano su un'area rettangolare di 440 metri di lunghezza e 380 di larghezza. I Castra, teoricamente luoghi di assoluta fedeltà al 'princeps', furono di frequente i covi delle congiure contro l'imperatore. La zona, passata nel corso dei secoli ai Gesuiti, fu chiamata "Macao" dal nome di una loro missione in Cina. Poi, nel 1862, monsignor De Merode, nel piano di riassetto dei rioni, vi insediò una caserma pontificia restituendo alla zona la primitiva destinazione d'uso. La caserma, capace di dare alloggio e vitto a 900 uomini e 350 cavalli, è pressoché sparita e sull'area sorge oggi la grande Biblioteca Nazionale. ~

Gallaría A.S. Roma, 143

dice che...
diceche.claudio

    Semplicemente unico!

    dice che...
blog.gustibarbari

diceche.lucilla


La trattoria ignorante

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