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Agustarello

Agustarello a Testaccio: dove la romanità siede a tavola

A Roma c’è chi dice che per capire davvero un quartiere non basta passeggiare per le strade o fermarsi a guardare i palazzi: bisogna sedersi a tavola. E se parliamo di Testaccio, allora la messa la dice Agustarello. Trattoria popolare, piccola e rumorosa, gestita dalla famiglia Commentucci dal 1957, questo posto è un po’ come il salotto buono di casa: le tovagliette sono di carta paglia, le caraffe di vino passano veloci da un tavolo all’altro e il profumo che esce dalla cucina ti si appiccica addosso come un ricordo che non vuole più andarsene.

Testaccio, dicono gli studi, è oggi il quartiere dove si vive meglio a Roma. Noi, che a questo rione di frattaglie e osterie crediamo da sempre, non abbiamo bisogno di grafici e classifiche per saperlo. Basta pensare che qui, da decenni, la gente si stringe attorno a piatti che hanno fatto scuola: la coratella, le animelle, la coda alla vaccinara con quel tocco di cacao che le dà un’aria quasi peccaminosa. E poi la gricia, la sorella meno appariscente della carbonara, che da Agustarello è sempre stata trattata con il rispetto che si deve a chi c’era prima della celebrità dei social.

Chi ci è entrato almeno una volta lo racconta con un sorriso: il locale è piccolo, stretto, a volte caotico, ma lì dentro ti senti parte di una famiglia allargata. I turisti che scappano dal centro si stupiscono di trovarsi in un posto dove non ci sono fronzoli, ma porzioni generose e un servizio veloce, quasi brusco, che però ti fa capire che sei al posto giusto. I romani, dal canto loro, si vantano di conoscerlo da sempre: c’è chi ricorda la gricia perfetta di anni fa, chi giura che la pajata qui ha ancora il profumo autentico delle cucine di nonna, chi ti avverte che se il guanciale non è croccante ti resterà impresso per settimane. È proprio questa sincerità, questa mancanza di trucco, a farne una delle trattorie più amate.

Agustarello non ha mai cercato di essere qualcos’altro: non è un museo della cucina, ma neanche un locale trendy che rincorre le mode. È rimasto fedele a un’idea semplice: piatti di sostanza, prezzi onesti, convivialità che nasce spontanea tra tavoli vicini e bicchieri che si riempiono senza bisogno di cerimonie. In un quartiere che ha visto cambiare il suo volto, dall’ombra del mattatoio alle classifiche di vivibilità, Agustarello è rimasto il baluardo di una romanità senza filtri.

E allora sì, Testaccio sarà pure oggi il quartiere dove si vive meglio, ma chiunque abbia passato una serata da Agustarello sa che la vera classifica la vinci quando ti portano un piatto fumante di rigatoni con la pajata, e tutto intorno è un brusio allegro di voci, bicchieri, battute e qualche romanesco colorito. È lì che la vita, più che vissuta, si gusta.