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I Due Ciccioni

La storica trattoria "I Due Ciccioni" nel cuore di Trastevere ha chiuso definitivamente i battenti dopo anni di onorato servizio a base di amatriciana e porzioni extra-large. Qualche nostalgico della Roma verace ne sarà rimasto sicuramente deluso. Ma vi siete chiesti seriamente perché ha chiuso? La risposta non sta solo nella crisi economica o nel cambio generazionale, ma in una silenziosa e spietata rivoluzione culturale: l'invasione dei rigidi codici gourmet e la gentrificazione selvaggia che stanno estinguendo le tradizionali trattorie romane.

La trattoria si trovava a Vicolo del Cedro, una strada di Trastevere tra Via della Scala e Via Garibaldi. Vicolo del Cedro prima c’aveva un altro nome: Vicolo del Merangolo, forse perchè ce stava un albero o un’osteria con sto nome. Insomma nel 1871 gli hanno cambiato er nome perchè co lo stesso nome già ce ne stava un’altra in Rione Regola. Salendo pe’ Via Garibaldi ce sta na scalinata. Sotto a questa, all’angolo co della Frusta Vicolo ce sta l’entrata del bunker antiaereo del Gianicolo, un rifugio per i trasteverini in caso di bombardamenti costruito tra nel 1942.

La fine della Roma "de' poche pretese" e l'avvento del turismo di massa

Per decenni, locali come I Due Ciccioni sono stati il rifugio di romani veraci e turisti avventurosi in cerca di folklore e sostanza. Con soli 25 euro ti portavi a casa tre portate, dolce e un open bar di liquori a fine pasto. Oggi, quel mondo fatto di tovaglie a quadretti e pance piene è minacciato da menu stampati su carta patinata, impiattamenti minimalisti e spume di pecorino. La scomparsa delle piccole trattorie di quartiere è legata a doppio filo anche alla mutazione antropologica del turista moderno. Il locale si trovava nascosto tra i vicoli più intimi e pittoreschi di Trastevere, precisamente in Vicolo del Cedro. Trovarlo era una mezza impresa. Il problema? I turisti di oggi preferiscono muoversi come greggi di pecore, ammassandosi esclusivamente sulle vie principali come Via della Lungaretta ignorando completamente i vicoletti stretti e buii dove entrano solo i piu audaci per andare a pisciare. Il risultato è uno struscio invivibile, un fiume umano dove si cammina a stento tra spintoni e ingenue file che si muovono "contromano" rispetto al flusso generale, paralizzando la passeggiata. Nessuno devia più dai percorsi tracciati dagli algoritmi degli smartphone per avventurarsi nei vicoli silenziosi, condannando all'invisibilità le gemme nascoste.

L'ossessione gourmet contro la cucina "de core"

Mentre il mondo della ristorazione si è corretto ai dettami della ASL e alle isterie mediatiche lanciate da format come Cucine da incubo, I Due Ciccioni rispondeva con regole tutte sue. La filosofia era semplice: "chissenefrega della chimica molecolare, l'importante è che sia bbono".

La loro cucina era un inno alla tradizione: l'Amatriciana era il piatto più amato, in cui la dolcezza del pomodoro fresco bilanciava la sapidità del guanciale. Cacio e Pepe senza fronzoli: Un tripudio di formaggio e fiumi di pepe nero, lontana dalle consistenze vellutate dei ristoranti stellati ma maledettamente efficace. Carbonara "eretica": Forse con un po' troppo uovo rispetto ai canoni rigidi dei critici gastronomici moderni, ma venerata dai clienti fedeli. Pollo al limone e rosmarino: Con quella pelle bruciacchiata e croccante che faceva letteralmente dimenticare qualsiasi codice gourmet o etichetta da sala.

Il pasto si chiudeva immancabilmente con una crostata fatta in casa e una bottiglia intera di limoncello lasciata sul tavolo. Si usciva barcollando in direzione di Piazza Santa Maria in Trastevere, felici, storditi dall'alcol e con la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza reale, non un'attrazione turistica preconfezionata.

Cosa perdiamo con la chiusura delle trattorie storiche

La chiusura de I Due Ciccioni è il sintomo di una Roma che sta perdendo la sua anima pop e autentica. Quando l'omologazione dei menu turistici e la dittatura del "food porn" instagrammabile sostituiscono l'anarchia calorica delle vecchie osterie, a perdere siamo tutti noi. Addio ai Due Ciccioni: ci mancheranno le bruschette fagioli e zucca, le scalinate di Via Garibaldi digerendo il limoncello e quella meravigliosa, ruspante e scorrettissima ospitalità romana che nessuna stella Michelin potrà mai replicare.